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Alberico Nunziata: passioni e sogni di un Masterchef

  • Bianca Buoncristiani

Se fosse una ricetta sarebbe una “caponatina”, quella che lui ha inventato: ha la tenacia delle melanzane e delle zucchine fritte, quel pizzico di sprint che dà il limone, la sensibilità e l’armonia che crea il suo piatto e la dolcezza del miele con cui completa la sua invenzione culinaria. Pochi ingredienti per fare di un uomo, un futuro MasterChef.
Alberico Nunziata, protagonista del talent di cucina, Masterchef Italia, si racconta in un’intervista dove svela le sue passioni, il suo percorso di vita, le difficoltà che ha incontrato, ma anche le mille soddisfazioni che ha ottenuto.

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Sei ancora sergente d’aeronautica?

Dal 1 dicembre sono ufficialmente fuori dall’aeronautica militare

Da sergente dell’aeronautica a Masterchef. Che c’entra con te la cucina?

Da ragazzo soffrivo di bulimia, avevo 12-13 anni. Ero ingrassato tanto e non capivo perché non riuscissi a dimagrire, forse per stress. All’epoca mi sono rivolto ai dietologi che, paradossalmente, mi hanno consigliato di interessarmi al cibo, visto che era una cosa che mi piaceva tanto.
Così mia madre e mia nonna hanno cominciato a coinvolgermi nella cucina. Ero davvero piccolo quando ho iniziato a cucinare.

Quindi il cibo è stato un problema all’inizio?

Si, era la mia era un’ossessione, che poi ho trasformato in passione. Mangiavo in continuazione. Quando hai un malessere cerchi una fonte di piacere e il cibo per me era questo.
Sono sempre stato un po’ grassottello, non dimostravo mai l’età che avevo: a 10 anni ne dimostravo 16, a 16, 26..tutti si aspettavano cose da me, da adolescente le piccole cose, poi, diventano grandi.
Sono una persona molto sensibile, quando toccano le mie passioni mi dispiace deludere, mi dò sempre tanto da fare e all’epoca ero così piccolo che non riuscivo bene a gestire le emozioni, con il tempo ho imparato anche a non cercare sotterfugi, ma ad avere la forza in me stesso.
Adesso sto bene, sono proporzionato, non ho più nessun disturbo alimentare, sono una persona felice.

E poi come mai hai scelto la carriera militare?

Viviamo in Italia e la disoccupazione è una brutta bestia! Il posto fisso è il sogno di ogni italiano medio. All’epoca il servizio militare era obbligatorio, mi trovai molto bene e provai a fare il concorso, riuscii ad entrare.
Poi nella vita …mi sono laureato in statistica ed economia, ho studiato all’estero, sono andato a lavorare alla NATO per 4 anni, conosco le lingue, però mi è sempre piaciuta la cucina, era al centro di tutto. Parlavo con la cucina, mi esprimevo in quel modo, e di conseguenza sono tornato sui miei passi. Io non so cantare, non so dipingere, non ho nessun tipo di talento, ma mi esprimo così.

Anche questo è un talento!

Si, lo so, ma quando la vivi su te stesso è difficile definire talento una cosa che riesci a fare, e per me farlo, mette tantissima allegria.

Cosa e quando hai capito che dovevi fare il salto, che dovevi fare questo cambiamento?

Fino al 2010 sono stato in Germania, a Monaco di Baviera, lavoravo per la NATO. Vivevo molto i miei interessi, andavo sempre in giro, ovunque c’erano eventi di cucina, io c’ero.
Quando poi sono rientrato in Italia, in ufficio, ho avuto la sensazione che uno non può vivere una vita sola pensando di non fare quello che gli piace di più.
Ho capito di voler lavorare a questo progetto (la cucina, ndr) e anche mio fratello, che lavora nell’ambito della ristorazione negli Stati Uniti, mi ha chiesto di trasferirmi li per avviarlo, ma io amo l’Italia, ho detto: “dammi un anno in Italia e vediamo cosa riesco a fare” – è successo esattamente un anno fa – ed eccomi dove mi ritrovo adesso, non so ancora cosa ho fatto (ride, ndr) , ma ci sto lavorando!

Il tuo piatto forte?

Mi prendono tanto in giro per la caponatina, ma io ne sono molto fiero è una cosa che ho inventato io. È ispirato alla caponata siciliana, però è abbinato al pesce. Friggo le melanzane e le zucchine separatamente e poi le assemblo a cipolle, carote e pomodorini facendole saltare leggermente e arricchendole con miele e succo di limone …accompagnata al pesce è fantastica.

Perché hai scelto di partecipare a Masterchef?

Io, come penso tutti gli appassionati di cucina, sono ossessionato dai programmi di cucina. Il mio preferito in assoluto era Top Chef., sognavo di entrare in quella cucina. Poi nel periodo tedesco, lì fa molto freddo, ho passato parecchio tempo in casa e Top Chef era il programma che guardavo sempre. Mi piaceva l’idea di potermi mettere alla prova.
Pensavo di avere un talento, di essere bravo, però se non lo dimostri a qualcuno rimane per te stesso. Ho cucinato molto per i miei amici, avevo voglia di dimostrare anche agli altri che sapessi cucinare, era una cosa che mi stimolava.
Quando ho visto che veniva pubblicizzato Masterchef, mi sono chiesto: “ma potrò partecipare”?. Quindi ho mandato una mail dicendo: “per mia madre sono un grande MasterChef, adesso voglio vedere se lo sono per altri!”.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Sicuramente mi ha segnato parecchio, era la prima volta che facevo un’esperienza così. Mi sono ritrovato a fare qualcosa in cui credo tanto davanti agli altri. Masterchef mi ha fatto capire che la cosa che preferisco di più al mondo è cucinare. Master Chef mi ha lasciato il concetto, poi sono io che devo cambiare la mia vita.

Tra i finalisti di Masterchef, Luisa, Spyros e Ilenia, chi ha la stoffa per diventare un vero chef?

Il vero talento in cucina è senza dubbio quello di Luisa, 22 anni, così giovane, è un passo avanti rispetto a tutti gli altri. Però, secondo me, forse dovrebbe un po’ ripulirsi dell’”effetto casalingo” sui piatti.

Abbiamo visto tutti in TV, lei è un po’ fumantina, è davvero così?

Guarda, quando lei ha quelle reazioni è perché vuole difendere la cucina, perché è il suo sogno e ognuno di noi per il suo sogno farebbe di tutto. Io e lei eravamo molto simili, sembra cattiva ma non lo è, è una persona di una dolcezza infinita, ha una convinzione molto forte che è l’amore per la cucina.

E invece chi è tra i finalisti il meno “abile”?

Non voglio essere cattivo (ride,ndr), perché è un ragazzo splendido, di una simpatia unica, ma il meno “abile” secondo me è Spyros. Bella mano, bella fantasia, ma sinceramente io non pensavo che arrivasse ad un punto del genere. Il suo risultato finale è sempre molto buono, ma rispetto ai concorrenti rimasti, o che sono andati via, è più debole.

Hai fatto percorsi formativi prima di partecipare a Masterchef?

Cose molto amatoriali: seminari come uditore, mostre enogastronomiche, fiere di cucina, come chiunque interessato alla cucina che partecipa a questi eventi.

C’è uno chef a cui ti ispiri?

Dire Gualtiero Marchesi è scontato. I suoi piatti sono bellissimi, delicati e poi si mangiano molto volentieri. Io mi ispiro agli chef di stomaco, non a quelli di testa.
Penso ci siano quelli di testa, che fanno delle elaborazioni esagerate e anche questo è un bellissimo percorso e molto curioso; e quelli di stomaco che mangiano, assaporano, vogliono farti fare un viaggio di sapori e io mi ispiro a quelli. Se ti devo fare qualche nome ad esempio c’è Bruno Barbieri, un talento raccapricciante!
Ricordo una volta dovevamo preparare un pollo ripieno, mi stavo occupando dei contorni: cipolle, carote etc..le avevo messe a cuocere solo con un po’ di brodo vegetale. Lui arrivò, aveva un rametto di timo in mano, e mentre chiacchieravamo, e prima di andar via, lo buttò nella mia pentola. Quel gesto rappresenta una persona che conosce perfettamente gli equilibri e quel po’ di timo che si sentiva, arricchiva un piatto.
E’ un grande chef, sa quello che sta facendo…io mi ispiro a quelli.

Quindi tra Carlo Cracco e Bruno Barbieri preferisci Barbieri?

Come ti dicevo ci sono chef di testa e chef di stomaco. Cracco è uno chef di testa, ragiona sugli elementi, ha dei sapori particolarissimi ed è davvero un percorso, quando assaggi un suo piatto. Barbieri, invece, è uno chef di stomaco basato su sapori, profumi che sono intensi. Dei due, ovviamente, mi piace di più questo stile perché è più vicino a me. Quello di Cracco lo potrei anche fare, ma lì c’è una logica dietro che non mi appartiene.

Per il futuro ti vedi come chef Tv alla Simone Rugiati, Alessandro Borghese, oppure come primo chef in un ristorante tutto tuo?

A me piace cucinare per la gente e se il mezzo televisivo è un modo per avvicinare la cucina alle persone, allora mi piacerebbe tanto avere un programma in Tv, anche su un canale scordato da Dio.
Come anche mi piacerebbe essere in una brigata di cucina, averne una, il top sarebbe essere executive chef. Ripeto, a me piace cucinare per la gente, non sono stato mai interessato alle stelle Michelin, alle guide Gambero Rosso, lì c’è uno studio grandissimo dietro che magari non tutti apprezzando. Quello che mi piace è aprire un piccolo ristorantino in un quartiere popolare, la gente comune vieni lì, mangia e mangia bene, la stessa cosa è in televisione: proporre delle ricette facili che tutti possono fare senza spaventarsi di riduzioni etc..

Hai lasciato qualche giorno fa il tuo lavoro. Adesso quali progetti hai in cantiere e a cosa stai lavorando?

Collaboro con Airest e questo mese uscirà un mio ricettario. Airest ha più di 160 punti vendita in tutta Italia e offriranno le mie ricette. Poi, c’è un’altra compagnia che mi ha proposto di fare showcooking, lezioni di cucina. In più sto cercando un ristorante a Roma.

Sei al centro del gossip negli ultimi giorni., come presunto fidanzato di Tiziano Ferro. Come stai vivendo questa situazione, come mai i giornali hanno parlato di questo?

Posso dire che ci conosciamo, questo si! Però, è una montatura. L’unica cosa che posso dire è che vorrei avere il suo talento nel cantare, in cucina, vorrei essere famoso come lui (ride, ndr), ho una profonda ammirazione nei suoi riguardi.

Qual è il tuo sogno?

Quello che ti dicevo prima, riuscire ad avere un piccolo programmino di cucina e riuscire a cucinare per la gente.

Grazie Alberico!

Grazie a te..parlando mi è venuta voglia di cucinare!

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