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Alessandro Borghese: intervista allo chef "rock" di Real Time

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Ironico, piacevole da seguire, godereccio, e soprattutto eccellente in cucina. Stiamo parlando di Alessandro Borghese lo chef mediatico più seguito del momento. Intrattiene, ogni giorno su Real Time, i cuochi in erba a suon di rock 'n roll, la sua passione con moto, ipod e surf. Ma chi è Alessandro, il cuoco che tanto piace alle donne italiane con il suo sguardo a metà tra l'orientale e il mediterraneo? Conosciamolo un pò...

Come è nata la tua passione per la cucina e quando hai capito che potevi farne un mestiere?

Alla domanda su cosa avrei voluto fare da grande, ai tempi della scuola, ho sempre risposto: il cuoco. Sono cresciuto aiutando mio padre in cucina la domenica mattina per preparare il gustoso ragù, tipico della tradizione partenopea. Sono nato a San Francisco, e ancora adesso ci torno per andare a salutare mia nonna; già a dieci anni aiutavo a preparare dei saporiti strudel di mele. Per anni ho preparato la mia torta di compleanno a tema! Tra le tante ce n’è una a forma di tavola da surf, come lo sport che amo praticare d’estate in California. La cucina è una stanza straordinaria, perfetta per creare, un paradiso dove dare libero sfogo alla passione, al talento, alla fantasia, allo studio. Un luogo unico che è diventato, come diceva mio padre: un rifugio che ti sostiene come una madre, una compagna, una carriera.

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Parlaci in breve della tua carriera da chef

Dopo il diploma all’International School di Roma mi sono imbarcato sulle navi da crociera e per i successivi tre anni ho lavorato tra fornelli e piatti da lavare. La mia sveglia iniziava a suonare alle 5.30 del mattino, e dovevo abituarmi fin da subito agli odori della cucina e agli ordini del capo chef che dovevano essere eseguiti senza sgarrare! Una volta sulla terra ferma, sono iniziati i miei corsi e le mie tante esperienze come cuoco nelle cucine Europee, Americane e Italiane. Navigare per il Mondo da un emisfero all’altro dona estro e ispirazione. La mente si allarga e aiuta la creatività. Viaggiare è stato fondamentale per la mia crescita umana e professionale, ho gestito più di un ristorante.

E oggi sono un cuoco a tempo pieno che lavora sia in televisione dal 2004 e sia per la mia società - il “Lusso della semplicità” - di catering per grandi eventi privati e aziendali, la mattina molto presto, dopo aver letto i quotidiani e aver preparato la colazione per mia moglie, vado nel mio laboratorio di cucina e organizzo il mio team ai menu per i banqueting e i catering da preparare per gli eventi richiesti. Sono anche sommelier, mi sono appassionato ai vini durante gli anni del liceo, leggevo “Wine Spectator” e prendevo appunti circa la complessità del vino. Un buon piatto senza il vino giusto non è completo!

Com’è il tuo rapporto con il cibo e cosa rappresenta per te?

Come ho scritto nel mio libro: “L’Abito non fa il cuoco”, l’arte del cibo è un’avventura della mente; un ingrediente ti provoca, ti comunica, ti stimola attraverso i suoi colori, le sue forme e il suo sapore. Puoi respirarne il profumo, studiarlo e con un pizzico di talento e buona tecnica, puoi trasformarlo e renderlo un tuo piatto speciale, legato a un momento unico. Ho la fortuna di fare quello che amo, di svegliarmi la mattina e potermi dedicare alla mia passione. Cucinare è un gesto quotidiano per tutti, un atto comune per molti, per me una passione che ho alimentato e fatto diventare lavoro. Come spesso accade, esistono anche notevoli difficoltà, dai tempi di cottura a quelli che assorbe questo mestiere. Dal provare un menu fino a tardi al terminare una registrazione sul set di un mio programma.

Chi è stato il tuo mentore in cucina e da dove prendi ispirazione?

Ho avuto tanti maestri e di ognuno ricordo qualcosa in particolare; a ventidue anni ho seguito alcuni stage di cucina nella capitale francese, uno proprio presso un ristorante molto importante di Parigi. Ricordo bene il discorso di benvenuto del capo chef basato sull’umiltà, lo studio e la tenacia; sono parole che mi accompagnano tutti i giorni ancora oggi. L’ispirazione, a volte, può nascere anche dalle proprie passioni, come per me sono la musica e l’arte. Quando cucino la musica è sempre presente, il mio spiedino Rocket Queen è nato mentre ascoltavo il brano dei mitici Gun’s and Roses, da cui appunto prende il nome.

Quali sono le tue passioni, oltre alla cucina?

Sono un motociclista con l’ipod sempre acceso che ama leggere gli autori della Beat Generation e che adora fare surf nella Baia della sua città di nascita, San Francisco. Sono affascinato dalla tecnologia, a me piace essere connesso con il mondo, mi piace ispirare, insegnare e intrattenere attraverso il mio sito www.alessandroborghese.com, collegato direttamente con il mio social network. Oggi abbiamo la fortuna di avere alla mano, il più moderno mezzo di comunicazione della nostra epoca. In rete esistono molte realtà che ci permettono di lavorare in ogni luogo con una batteria carica. Sono affascinato da questo mondo, che farà sempre più parte della nostra vita.

Sono spesso collegato con tutti i miei “amici” di rete, li aggiorno sul mio lavoro, carico le foto dei miei banqueting, dei miei menu, i video dei miei piatti e quelli musicali che preferisco. Posso far sapere loro quando parte un mio nuovo programma o quando esce un’intervista come questa. La cosa bella è il collegamento immediato con tutti loro che sono interessati a ciò che sto facendo; ho un rapporto diretto con chi mi segue ogni giorno. Sono collegato con un click dal mio Ipad e posso parlare di nuove ricette con gli oltre centomila utenti iscritti e chiedere: “Ehi ragazzi, vi piace questo piatto? Questa canzone” e ricevere partecipazione immediata del tipo: “Ale mandaci la ricetta del piatto” oppure “Sì, ci piace questa canzone”, che poi metto alla fine di Cucina con Ale.

Come sei arrivato in TV? Ci stavi già pensando?

Pura fortuna! A volte il destino ci cambia i giorni senza chiedere il permesso. Nel 2004, mi sono trovato di fronte una scelta, da un lato si stava cercando un cuoco a cui affidare un programma e dall’altro mi era stato chiesto di partire per la Cina e gestire un noto ristorante. Ho seguito il talento e oggi conduco diversi programmi tutti i giorni in TV.

Oltre ai programmi in tv, quali sono le tue attività?

“Il lusso della semplicità” è il nome della mia società di banqueting e catering. La mia cucina, inventiva e generosa, soddisfa con gusto i palati di chi ama le cose ricercate, ma non vuole rinunciare alla tradizione. Con la mia squadra, sia in Italia e sia all’Estero, creiamo diversi menu personalizzati per grandi eventi privati, pubblici e per le aziende organizziamo divertenti team building culinari. Realizziamo allestimenti specializzati dalla scelta della location allo stile, offrendo soluzioni adatte per ogni esigenza.

Qual è il programma a cui sei più legato?

Cucina con Ale, di cui sono anche autore, vuol dire molto per me, a suon di musica, preparo le ricette per tutti i gusti ogni giorno. Dalla cucina vegan, Kosher, vegetariana a quella per i celiaci, per i bambini; e ovviamente piatti nazionali e internazionali, per chi ama qualcosa di ricercato ma non vuole rinunciare alla tradizione.

Cosa ne pensi degli “chef mediatici” e perché solo adesso la cucina “affolla” la nostra TV?

Era ora che nella nostra TV ci fosse più cucina, gli altri Paesi avevano iniziato a comunicarla molto tempo prima. L’Italia è un Paese con un’ampia tradizione gastronomica, ogni Regione ha i suoi piatti tipici. Sono molto contento che finalmente la televisione stia dando ampio spazio alla cultura del gusto del nostro Bel Paese. Oggi comunicare la vasta arte gastronomica italiana nel Mondo è fondamentale e c’è posto per tutti!

Quali sono per te i programmi di cucina che in questo momento tirano di più in Italia e perché?

Cucina con Ale. Guardarlo per credere!

Cosa ne pensi del fenomeno Masterchef?

È una squadra che funziona, si presenta con tre chef, di cui due stellati. Ai protagonisti del reality culinario è richiesta un’assoluta disciplina tra i fornelli, i menu devono essere realizzati con rigore e bisogna eseguire gli ordini senza mai sgarrare, altrimenti sono lacrime e padellate in testa, il tutto è condito da quel pizzico di cattiveria che piace tanto al pubblico italiano.

E di Gordon Ramsay?

Adoro Gordon, sono solo meno biondo e molto più tranquillo di carattere.

Se dovessi dare un consiglio a chi ti segue, quali sono i segreti per stupire in cucina?

Di studiare e sperimentare tutti i giorni. Anche per preparare una pasta cacio e pepe, ci vuole testa. Devi conoscere i formaggi la loro stagionatura, sapere che un formaggio si lega meglio con un altro e trovare il giusto abbinamento con l’amido della pasta per avere una buona cacio e pepe. Far da mangiare non è facile, è una grande responsabilità. La cucina è un luogo impegnativo, ci vuole concentrazione, intuizione ed esercizio fisico. Tra i fornelli sei accaldato, adrenalinico e pure sporco sulla casacca ma alla fine hai grandi soddisfazioni.

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