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Antonello Colonna a Excite: 'Ho fatto il barbone di lusso prima di diventare chef stellato, adesso mi metto in gioco con Hotel da incubo'

  • Uff.St

di Antonella Luppoli

Spesso quando parliamo dell'Italia sosteniamo che una delle nostre peculiarità, dopo la tradizione culinaria, sia saper accogliere gli ospiti. Considerazioni politiche a margine (che tanto profumano di attualità ultimamente), c'è chi sostiene che il Bel Paese sia ormai la patria delle abitudini sbagliate che generano una cattiva, cattivissima accoglienza. Di accoglienza parla Antonella Colonna che da stasera - e per altre sei puntate - su Deejay Tv (canale 9) ci guida in un viaggio lungo lo stivale per mostrarci pregi e difetti - soprattutto difetti - del nostro Paese. Hotel da incubo (Endemol), format televisivo di successo mondiale sbarca anche sul piccolo schermo italiano e il nostro Gordon Ramsay sarà proprio Colonna che nulla ha da invidiare al papà della trasmissione.

Come è andato il suo viaggio negli hotel italiani?

"Non mi aspettavo di trovare situazioni così disastrate, devo ammetterlo. La crisi ha peggiorato la situazione ma credo che ciò che davvero si sia perso in Italia sia il senso dell'accoglienza".

Proprio noi che ci vantiamo di essere calorosi e ospitali?

"Due elementi complicano la realtà dei nostri hotel: l'improvvisazione e il non saper puntare sulle potenzialità del posto. Non ci si può improvvisare chef o albergatore così come non ci si può improvvisare medico. Riuscire a valorizzare le risorse che il territorio offre diventa spesso il valore aggiunto un ristorante o per un hotel perché permette di puntare sulla freschezza e qualità di certi ingredienti".

In "Hotel da incubo" vestirà i panni del cattivo o del salvatore della patria?

"Nell'uno nell'altro. Ho cercato di essere me stesso al cento per cento, puntando sulla parità di ruolo. Non mi sono mai posto un gradino più in alto rispetto ai padroni di casa. Ho cercato però di mettere a loro disposizione la mia esperienza. Cattivo? Quando è stato necessario lo sono stato. Io sono un uomo anarchico, umile, raffinato e simpatico".

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Sarà un po' il Gordon Ramsay di casa nostra?

"So che la trasmissione è legata alla figura di Ramsay nell'immaginario collettivo. Io non voglio emulare nessuno, ho solo cercato di insegnare alle persone che ho incontrato quello che so, e nonostante i miei 59 anni da loro ho imparato. E' stata un'esperienza meravigliosa".

Perché hanno scelto lei e perché ha detto di sì?

"Perché mi hanno scelto chiedetelo alla produzione, io ho detto di sì perché il coraggio di mettermi in gioco non mi è mai mancato e sono stato incoraggiato dai miei figli".

Quando è nata la sua passione per la cucina?

"Tantissimi anni fa, ero poco più che adolescente quando mio papà, che di mestiere faceva il ristoratore, partì per un mese e io trasformai la sua trattoria in un ristorante vero e proprio. A 24 anni ho smesso di lavorare e per 5 anni ho girato il mondo facendo il barbone di lusso poi sono tornato al lavoro e oggi ho creato un gioiellino l'Antonello Colonna Vallefredda Resort&Spa a Labico".

Perché la gente dovrebbe preferire il suo hotel a tutti gli altri?

"Perché è diverso da tutti gli altri, perché mettiamo al centro dell'attenzione il cliente senza soffocarlo. Quando si entra nel mio resor l'ospite sente quell'imbarazzo gradevole che in Italia pochi si preoccupano di far sentire ai propri clienti".

La sua più grande soddisfazione professionale?

"Aver fatto mangiare alla regina Elisabetta d'Inghilterra il capretto col pecorino e la cicoria".

Il suo sogno?

"Cucinare per Papa Francesco e non è detto che non riesca a farlo presto, ma non posso dire di più...".

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