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Cuochi, sorrisi e tv di Antonella Dilorenzo, la cucina che non ti aspetti

E' stato presentato al Circolo degli Artisti di Roma il primo libro della nostra Antonella Dilorenzo, pugliese, giornalista e responsabile del canale Cucina di Excite Italia. Il titolo è "Cuochi, sorrisi e tv - Racconti e ricette della telecucina", disponibile in tutte le librerie dal 5 ottobre.

Ennesimo libro di cucina? Niente affatto. Al contrario il libro oltre a ripercorrere la storia della cucina e del cibo in televisione, regalandoci le ricette più sfiziose dei personaggi dello spettacolo, offre uno spunto di riflessione serio: è possibile recuperare le tradizioni culinarie o siamo condannati al junk food? C'è poi un personaggio curiosissimo, il Professor Cook, che accompagnerà il lettore nella prima parte della narrazione: ecco come ne parla l'autrice in questa intervista esclusiva.

Nel libro la protagonista è accompagnata da un personaggio frutto della televisione una sorta di coscienza culinaria. Secondo te questa coscienza /sensibilità di cui parli, è scomparsa? Ne siamo dotati tutti?
"Ne è dotato chi ha avuto un'educazione alimentare e continua, per natura, a seguirla. Il Professor Cook nasce con l'idea di sottolineare la contrapposizione tra la coscienza culinaria, che per l'appunto, è la routine che spesso ci porta a metterla da parte per ridurci, con spirito pratico, a portare sulle nostre tavole piatti precotti, surgelati e roba in scatola, frutto di una spesa fugace che, a volte, si riesce a fare anche una sola volta a settimana. La giovane adepta della storia del libro segue le lezioni teleculinarie di questo esimio Professore che ha l’intenzione di portarla sulla retta via e insegnarle che dedicare del tempo alla cucina con prodotti sani e di stagione aiuta a risparmiare, a rilassarsi cucinando anche per sé, e nutrirsi in modo giusto".

Antonella nella storia la visione dell'uomo è passata da teocentrica ad antropocentrica fino ad arrivare oggi a fornellocentrica. In tv non si fa altro che vedere gente spadellare, secondo te perchè?
"Cuochi, sorrisi e tv nasce proprio da questo interrogativo. Mi sono chiesta il perché di tutti questi programmi culinari e perché sono spuntati in una quantità esorbitante proprio adesso. Attraverso i racconti, le analisi storico-televisive contenute nel libro, sono riuscita a darmi alcune risposte personali che hanno avuto anche un riscontro pratico. Uno dei motivi principali è sicuramente la nascita del digitale che ha dato più spazio a tutti per dedicarsi a trasmissioni che, a livello di produzione televisiva, comportano costi non relativamente alti, se ci rifacciamo, ovviamente, a trasmissioni culinarie tutorial, ossia quelle in cui vi è il conduttore, degli ingredienti, un procedimento da seguire in un ambiente riprodotto a mò di cucina. Ma la risposta ogni lettore la coglierà da solo leggendo il libro! "

In Cuochi, Sorrisi e Tv si legge il chiaro desiderio di tornare alla tradizione, alla riscoperta degli ingredienti veri e dei sapori autentici. E' possibile questo passo indietro o è ormai troppo tardi per la cucina? Siamo troppo condizionati da prodotti commerciali e junk food?
"Assolutamente, no! Ognuno ha una varietà di proposte alimentari che può sicuramente gestire in base al proprio stile di vita. Siamo invasi dal “cibo spazzatura”, ma potremmo anche non esserlo se tutti riportassimo le nostre esigenze culinarie sulla “retta via”. Scoprire che è possibile anche fare il pane in casa in poche mosse e in poco tempo, ci porterebbe ad avere un approccio più “sentimentale” al cibo."

Parliamo di cuochistar tipo Gordon Ramsay che hanno fatto successo anche con i programmi i reality-talent-show strillati e bippati. Ma questi programmi cosa insegnano veramente sulla cucina?
Sicuramente non insegnano a cucinare perché non spiegano il procedimento dettagliato di una ricetta, ma quello che riescono a fare è mostrare uno dei lati “veri” delle cucine dei ristoranti. Quello che succede dietro i fornelli dei locali gastronomici non è noto a molti, ma parecchie volte l’atmosfera assume un aspetto quasi marziale e le urla e la tensione che vediamo negli show non sono poi del tutto inventate. Certo, mettiamoci però che Ramsay è un animale da palcoscenico e che la televisione, spesso, amplifica sensazioni e situazioni.

Ti senti di dare qualche consiglio agli chef televisivi?
"Un consiglio non mi permetterei di darlo perché non so né chef, né un conduttore televisivo, ma posso dire quello che mi piacerebbe vedere in tv nei programmi di cucina, anche se in molti già lo fanno: semplicità di illustrazione, valorizzazione di ingredienti naturali e spiegazione della cultura legata ad un cibo, ad un piatto, a un territorio."

Ad esclusione di Masterchef Italia, nessuna competizione culinariotelevisiva, ha avuto successo in Italia. Ricordiamo per esempio il flop di La notte degli chef, condotto da Signorini e Belen. In quel caso secondo te cos'è andato storto?
"La buona riuscita o il fallimento di un programma televisivo dipende da dinamiche che, molte volte, possono anche esulare dal tema trattato. Il motivo per cui un programma fa flop risiede sicuramente in esigenze televisive interne, di pubblico che non sono state esaudite e che io non mi permetto di azzardare. Masterchef è un caso eclatante e sui generis. Arrivato in Italia dopo circa 20 anni dalla prima edizione estera si pone come il primo programma che, nel nostro paese, ha rivoluzionato il modo di intendere la telecucina. Nel mondo televisivo dei reality show quello che fa anche presa sul pubblico è l’attaccamento al personaggio. Ingredienti come le storie personali dei concorrenti, unite alla cucina, argomento in Italia di ampia risonanza, hanno fatto il successo di un format che ha tutte le caratteristiche di un talent, in questo caso teleculinario, in cui la bravura non sta nel saper ancheggiare, o mostrarsi con abiti attillati e su tacchi vertiginosi, ma sta nella realizzazione di un sogno che, attraverso il grande mezzo televisivo, può essere sicuramente facilitato."

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