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Strabucks a Milano nel 2016: trattative in fase finale, firme entro Natale

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di Simone Rausi

Nel mare immenso delle leggende metropolitane, accanto al mostro di Lochness e alle scie chimiche, troviamo, senza ombra di dubbio, l’apertura di Starbucks in Italia. La notizia si vocifera praticamente da decenni: si parla di contratti firmati, di trattative in fase finale e poi nisba, tutto si dissolve in una nuvola di “non si sa niente” e “ma chi l’ha detto?”. Stavolta però – e sappiamo bene quanto suoni poco credibile – la caffetteria più cool del mondo dovrebbe arrivare davvero in quel di Milano. Lo riporta una fonte piuttosto autorevole, ovvero il Corriere della Sera, che fa pure nomi e cognomi.

Starbucks: tempi più lunghi per il caffè

Seduto al tavolo delle trattative con Howard Schultz, fondatore e amministratore delegato di Starbuck, ci sarebbe un noto imprenditore italiano: Antonio Percassi (leggi Presidente dell’Atalanta e proprietario dello shopping Center dell’aeroporto di Orio al Serio). Percassi avrebbe l’abitudine di portare, all’interno dei confini italici, alcuni dei più blasonati marchi a livello planetario. L’aveva già fatto con Victoria’s Secret, adesso pare volerlo fare con Starbucks (in entrambi i casi come franchising partner). Secondo l’autorevole testata, l’accordo sarebbe praticamente concluso. Le firme dovrebbero arrivare sotto l’albero, a ridosso di Natale, e i primi frappuccini serviti nei primi mesi del 2016. Ad aprire le danze la cosmopolita Milano. Poi, chissà, la catena potrebbe moltiplicarsi in nuovi punti vendita in giro per il Paese, magari a Roma, città che – secondo la leggenda metropolitana di cui sopra – avrebbe dovuto ospitare per prima lo Starbucks tricolore.

A sentire i piani alti della caffetteria, la volontà di volersi espandere anche in Italia sarebbe presente da anni (le trattative sarebbero cominciate però solo l’anno scorso). D’altronde, gli amanti del genere se lo sono sempre chiesti: come mai un’icona del genere non è mai arrivata nel nostro Paese? Probabilmente - verrebbe da pensare - perché per gli italiani cresciuti a pane ed espresso, gli stessi per cui il caffè preparato ad arte è una vera e propria religione, pagare circa 5 euro per un beverone da 350 ml di caffè americano è quasi impensabile. Di base c’è che Starbucks ha comunque il suo fascino: tutta quell’atmosfera da capitale europea che si porta dietro; i tavolini in legno su cui trovare uno scrittore intento a produrre, solo e davanti al portatile, il prossimo bestseller; il profumo di cannella. Ma potremmo continuare per ore.

L’Italia arriverebbe dopo altri 77 Paesi e il punto vendita milanese potrebbe essere il numero 22.521. Oltre la metà di questi punti vendita sono tra Usa e Uk. Il primo Starbucks nato oltre i confini anglofoni è stato aperto a Tokio nel 1996. Dal monte Fuji alla Madunnina...

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